THE BENCH — IL VALORE DELL’IDENTITÀ

Progettare, comunicare e tutelare la professione 09 Ottobre 2026

THE BENCH — IL VALORE DELL’IDENTITÀ

Progettare, comunicare e tutelare la professione

Competenze, visione e relazioni: l’8 ottobre, da Archimake, un confronto su ciò che rende riconoscibile il lavoro del progettista e sugli strumenti per valorizzarlo.

Come si costruisce un’identità professionale? Come si rende comprensibile il valore di un progetto? E come lo si tutela, nella relazione con il cliente e nell’incontro con le nuove tecnologie?

Sono le domande che hanno attraversato The Bench, il format di Archimake che mette in relazione esperienze e competenze attraverso un dialogo aperto e partecipato.

Architetti, designer e professionisti della comunicazione e del diritto hanno condiviso punti di vista diversi su una questione comune: riconoscere il valore del proprio lavoro e mettere gli altri nelle condizioni di comprenderlo.

 

Rendere riconoscibile il proprio valore

 

La competenza è il punto di partenza. Perché venga riconosciuta, serve anche la capacità di raccontare il proprio metodo, spiegare le scelte e costruire fiducia.

Il contributo di Sergio Dilillo ha portato il confronto sul rapporto tra identità e comunicazione. Chi si affida a un progettista non sempre possiede gli strumenti per valutare gli aspetti tecnici del lavoro: la chiarezza del racconto, la coerenza e la qualità della relazione diventano quindi elementi decisivi.

Comunicare significa rendere accessibile ciò che guida il progetto. Ciascun professionista può farlo attraverso linguaggi e strumenti vicini alla propria sensibilità, senza sentirsi obbligato a seguire modelli di esposizione standardizzati.

Una comunicazione coerente con la propria identità aiuta a costruire aspettative consapevoli e a creare le condizioni per una collaborazione fondata sulla fiducia.

 

L’intelligenza artificiale e la responsabilità del progetto

 

Con Silvia Orlandi, architetta e fondatrice di Studio Orlandi, il dialogo si è spostato sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nella pratica professionale.

Automatizzare alcune operazioni può liberare tempo per attività che richiedono esperienza, presenza e sensibilità: ascoltare il cliente, curare i dettagli, confrontarsi con le aziende e seguire il cantiere.

Le nuove tecnologie modificano anche la relazione con la committenza. Immagini e proposte elaborate autonomamente dal cliente possono generare incomprensioni, ma offrire anche indicazioni utili per comprenderne desideri e aspettative.

Il valore del progettista emerge nella capacità di interpretare questi stimoli, valutarli e tradurli in soluzioni realizzabili, coerenti con il contesto e con le risorse disponibili.

A questa riflessione si è collegato il richiamo dell’avvocata Annalisa Morgese a una necessaria “riserva di umanità”: le possibilità offerte dalla tecnologia richiedono un pensiero critico capace di orientare le scelte e assumersene la responsabilità.

 

Il contratto come progetto della relazione

 

Tutelare la professione significa anche dare chiarezza alla collaborazione fin dall’inizio.

Il contratto è stato al centro del confronto come strumento per condividere ruoli, responsabilità, tempi, compensi e modalità di sviluppo del progetto. Definire questi aspetti aiuta a prevenire incomprensioni e sostiene la fiducia tra professionista e cliente.

È un percorso che Archimake sta approfondendo insieme ad Annalisa Morgese e ai progettisti della community, attraverso la condivisione e l’analisi di modelli contrattuali.

Particolare attenzione è stata dedicata al riconoscimento delle attività che accompagnano il progetto: sopralluoghi, consulenze, idee preliminari, revisioni e assistenza nella scelta delle forniture. Passaggi che richiedono tempo e competenze, ai quali è necessario attribuire un valore anche economico.

 

Competenze diverse, nuove possibilità

 

Il contributo di Fatima, attraverso il suo percorso di archigianato identitario, ha riportato il dialogo alla dimensione personale del progetto: ricordi, emozioni e legami possono prendere forma in un oggetto, diventando materia e significato.

Un’esperienza che ha ampliato il confronto e restituito uno dei principi di Archimake: la crescita professionale passa anche attraverso l’incontro con sensibilità esterne alla propria disciplina.

 

The Bench nasce per dare spazio a queste connessioni. La panca diventa un luogo condiviso in cui fermarsi, ascoltare e mettere in circolo esperienze, dubbi e possibilità.

 

Il confronto dell’8 ottobre apre un percorso che proseguirà intorno all’identità, al concept, al rapporto tra progetto e bellezza e alle contaminazioni con altre forme di espressione creativa.

 

Per continuare a costruire, insieme, strumenti e relazioni che sostengano il valore della professione.