Accedi

Come Tradurre un Pensiero in Immagine: Intervista ad Alessia Macrì

Immagine ed immaginare sono due termini cari ad Alessia che ama rappresentare il suo mondo e quello esterno attraverso le immagini. 24 Luglio 2020

 

Alessia Macrì è una giovane designer barese: per lei la forma di comunicazione più efficace è quella che avviene attraverso il disegno.

Può la comunicazione tramite le immagini essere più immediata di quella verbale o le due forme comunicative vanno di pari passo? Oggi Alessia ci parla di ciò che la grafica e le immagini significano per lei.

 

Alessia, come riesci a comunicare attraverso il disegno ciò che spesso viene espresso a parole?


Il verbo "immaginare" ha una ricca varietà di accezioni particolari, a seconda che l'oggetto sia concepito dall’immaginazione, che provenga direttamente dalla realtà, che sia un’interpretazione di fatti reali, o sia infine creato dalla fantasia stessa. In tutti questi casi il significato comune sta nel raffigurare in maniera concreta un oggetto del pensiero. Attraverso l’immaginazione riesco a vedere anche ciò che non conosco per esperienza. La comunicazione attraverso il disegno è un processo che mi permette di relazionarmi con la realtà. Lo facciamo tutti attraverso gli organi di senso che, ricevendo costantemente stimoli dal mondo esterno, rispondono con una elaborazione delle informazioni mediante forme, colori, suoni, odori e gusti. La vista è il senso a cui più volentieri mi affido, è la maniera con cui interpreto ciò che ho intorno. Al contrario, il pensiero espresso attraverso le parole risulta essere poco chiaro, per me spesso confuso e aggrovigliato. I flussi di pensiero possono dare luogo a reti di inestricabili connessioni. Questi stessi pensieri diventano sempre più chiari quando metto su carta un disegno mentale. Pensare è già disegnare mentalmente i contorni di un concetto o di un'idea. La percezione visiva mi ha insegnato a conoscere le cose nella loro totalità, ma anche il disegno può trasformarsi in equivoco come le parole, infatti l'occhio tende a cadere in diverse trappole quando osserviamo gli oggetti nella loro tridimensionalità, trasformandoli in immagini bidimensionali impresse nella nostra retina.  Per mettere a fuoco gli occhi devono muoversi: i movimenti oculari sono spostamenti dell'attenzione. La selezione ha infatti anche un fondamento psicologico, perché in qualsiasi situazione c'è in genere nel campo visivo qualcosa che ci interessa di più e qualcosa che inconsciamente ignoriamo. Basti pensare agli studi della Gestalt che indagano gli aspetti della percezione visiva da un punto di vista psicologico. Quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato dei nostri pensieri. La stessa percezione è influenzata dalle esperienze passate e non solo da un'immagine messa a fuoco dalla retina.

 

Sei sempre stata una persona visiva o c'è stato un momento determinante nella tua vita?

 

Fra i momenti determinanti ne ricordo uno in particolare e cioè quello in cui ho scoperto la Bauhaus: la più nota e influente scuola di design mai esistita. Ha definito un'epoca e la vita di tante persone come me sensibili a questo vero e proprio sistema che fondeva tradizione e innovazione, attraverso la sperimentazione. I corsi comprendevano lo studio di semiotica, incisione, tipografia, fotografia, ergonomia e diverse altre discipline le quali fornivano ai progettisti le basi per un lavoro futuro, formandoli come figure professionali. Gli studenti erano guidati nel prendere in considerazione i vari aspetti: psicologici, linguistici, economici e visivi di ciò che progettavano. L'ideologia nasceva dalla necessità di giungere all'essenza delle cose, eliminando il futile e il superfluo. La razionalizzazione delle forme ha così ridefinito il concetto di semplicità. L'eredità che porta in sé, insieme agli ideali, sono stati per me fonte di ispirazione verso una continua ricerca visiva.

 

Trovi più efficace una comunicazione visiva su carta o attraverso il digital?

 

Disegnare è uno strumento per tradurre il pensiero in immagine, ed ecco che pensare il disegno significa avere la capacità di trasporre dalla mente, attraverso le proprie mani, un'idea. Ho imparato che nessuna idea può essere espressa chiaramente se non prima sulla carta. Il modo in cui si disegna può essere il riflesso del modo in cui si pensa, ciò che è chiaro nella mente lo è anche nella mano e viceversa. Viviamo in un'epoca nella quale ci sono molti mezzi per tradurre i pensieri in forme visibili, un'epoca inflazionata dalle immagini. Il disegno e la comunicazione grafica partono convenzionalmente sempre da un'espressione bidimensionale ottenuta con inchiostro nero su carta bianca. La superficie bianca della carta è una superficie vuota, questo potrebbe spaventare, ma con l'apparire di un punto, di una linea, la superficie che prima era vuota viene attivata, viene quindi coperta. In questo processo, il vuoto diventa bianco, diventa luce, e fornisce contrasto al nero. La luce è riconoscibile soltanto per contrasto con l'ombra. Disegnare, in realtà, è la rimozione della luce, piuttosto che l'aggiunta del nero, così come lo scultore asportando del materiale dal blocco di pietra, gli dà forma. Basandosi su questa dualità di luce e ombra, di bianco e nero, i segni acquistano un valore completamente diverso, per quel che riguarda la loro capacità di comunicare, sia che si tratti di comunicazione su carta, sia che si utilizzi il digital.


In Archimake architettura e industrial design convivono: da designer, quali punti di contatto trovi tra i due ambiti?

 

Architettura e Design godono di un legame indissolubile, infatti la frase manifesto che potrebbe spiegare meglio questo approccio metodologico è: "dal cucchiaio alla città”. La figura dell'architetto moderno e quella del designer sono assolutamente sovrapponibili e fanno parte di un'unica disciplina e cioè la progettazione. Il progetto deve agire su ogni dimensione spaziale attraversata dall’essere umano, da quella tattile degli oggetti d'uso, passando per quella domestica dell’abitazione, sino a quella più estesa dell'architettura e dell'urbanistica. Sia nella progettazione architettonica sia nella progettazione di un oggetto d'uso comune, il fine è il comfort ed il benessere di chi vive uno spazio e di chi utilizza gli arredi e gli oggetti all'interno dello stesso. I professionisti di oggi devono considerare il progetto con un unico approccio, sia che si tratti di un cucchiaio, sia che si tratti della stesura di un masterplan. Oggi il design deve assolvere al suo concetto sociale che i grandi maestri ci hanno insegnato. La produzione industriale ha determinato forme esasperate che con la pretesa di “apparire” hanno disorientato l'utente il quale non è più in grado di riconoscere la funzione reale del prodotto. Il condizionamento ha diseducato il fruitore, pertanto che si tratti di architettura o design, lo scopo è quello di far riemergere la funzione sociale, progettando e producendo oggetti consoni alle dimensioni ed alle esigenze attuali.


Pensi che la comunicazione visiva sia migliore di quella verbale?

 

I segni alfabetici da soli non bastano per registrare e trasmettere i pensieri e le parole. La comunicazione sarebbe oggi impensabile senza diagrammi, segni e segnali. L'espressione scritta deve necessariamente essere integrata dalla comunicazione per mezzo di immagini. Gli alfabeti dei linguaggi parlati sono puramente astratti. I segni del linguaggio pittografico, ad esempio, sono soggetti al costante adattamento ai campi della loro applicazione e hanno un effetto di chiarezza e di uniformità laddove le parole siano insufficienti o difficili da capire. È importante cosa comunico e come lo comunico. Da questo dipende l'efficacia del messaggio. Più la comunicazione è chiara, più è efficace il messaggio, più probabilità c'è di ottenere una risposta. Se emetto un messaggio confuso l'interlocutore potrebbe non capire di cosa ho bisogno e rispondere in modo errato al mio bisogno. Anche la comunicazione visiva, come quella verbale si basa su questo principio ed è per questo che operando come designer, il mio compito è quello di inviare un messaggio che sia comprensibile ai più, non fraintendibile e facilmente interpretabile